INCIPIT

Michele apre la porta dello spogliatoio ed entra lasciando fuori tutto.

Si posiziona al centro, attorno a lui le panchine e gli appendiabiti con appoggiati indumenti e borse. Di Alberto, di Giulia, di Daniel, di Dade, di tutti gli altri.

Attraverso i finestroni in alto vede il sole di inizio giugno allo zenit del giorno; gronda sudore, la polo che indossa ne è fradicia ed il caldo della stanza non fa che aumentare il suo disagio.

I muri dello spogliatoio, che si trovano sotto le tribune del palazzetto, stanno vibrando dei salti, dei festeggiamenti, delle urla di gioia dei tifosi della squadra che ha vinto il titolo. Avverte che i sostenitori dell’altra non si sentono ed immagina stiano rincuorando i giocatori sconfitti.

Non vede queste scene ma sa che stanno accadendo, perché da quando esiste lo sport succede così: una parte vince e l’altra perde, una festeggia e l’altra si dispera.

Sente tutto il rumore che quella cassa di risonanza amplifica. Ascolta, ma non pensa a nulla, non ha pensieri; nella mente e nell’animo un’enorme schermo bianco.

Resta immobile e si sorprende di essere in quello stato.

Chiude gli occhi, allunga la schiena, una vertebra alla volta, espira forte, le braccia lungo il corpo, tende i muscoli delle cosce; è dentro al momento ma lontano da esso.

Di colpo molla la tensione, si abbassa, carica il corpo di potenza, si giro di scatto, alza il braccio destro con il pugno chiuso, disegna nell’aria un arco e sferra un colpo violento alla superficie soffice del lettino dei massaggi.

Poi un altro.

Ed un altro ancora.

Con tutta la potenza che possiede, con la voglia di scuotersi, con la rabbia di anni.

La gomma piuma attutisce il rumore dei colpi potenti ma i pugni non hanno lo scopo di spaccare, ma bensì di liberare.

Si ferma, si ricompone, torna calmo, regolarizza il respiro, lentamente torna diritto, mette le mani sui capelli bagnati e per la prima volta ascolta i battiti veloci del cuore. Resta così, in quella posizione, cercando di capire cosa prova, spalle ai finestroni ed al sole, ad occhi chiusi.

Avverte alzarsi un sentimento di liberazione, la fine di qualcosa e l’inizio di altro.

La porta si apre, lui sposta la testa, solleva le palpebre e vedo Dario.

“Sapevo che ti avrei trovato qui Michele” gli dice.

Lo guarda ma resto in silenzio.

“Torna in campo dai ragazzi. Stai con loro”.

“Dammi una sigaretta Dario”.

“Tu non fumi Michele”.

“E’ vero. Ma tu dammela”.

“Torna in campo. Più tardi ti faccio fumare”.

Si guardano un attimo, poi entrambi sorridono.

Michele esce e si incammina verso il campo ridendo e cercando di immaginare a come più tardi possa riuscire a fumare.

Un pensiero riguardo “INCIPIT

  1. Eccolo qui’ … arriva quando ce n’ e’ piu’ bisogno. In un attimo il tuo scritto e il tuo Michele hanno cambiato la mia giornata . La mia rabbia e la sua rabbia si sono diradate nello stesso istante. Mentre lui prende a pugni quel lettino io piango…. e sono li’ con loro… grazie juraflint !

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