RESPIRO

Il Figlio presta attenzione al respiro del padre, volgendo la schiena al letto di ospedale dove è steso.

Re spi ro. Re spi ro.

Guarda fuori dalla finestra, con la fronte appoggiata al vetro e vede la vita proseguire: le auto passano, sul campo da calcio in fondo una partita è in corso ed i tifosi urlano.

Re spiro. Re spiro.

Nella stanza invece tutto è sospeso, nell’attesa che qualcosa accada.

RepiroRespiro

Il cellulare suona: gli comunica il risultato finale della partita dello Fc StPauli della 2 Bundesliga tedesca.

Subito dopo un altro rumore; una mail con le offerte di Amazon.

Reeeeespiro. Reeeeespiro.

Il Figlio nota che quelle cose in altre occasioni lo interesserebbero ma ora gli danno fastidio. Vorrebbe che ci fosse una modalità nuova di utilizzo dello smartphone. Quella chiamata Lutto.

Respi ro. Respi ro.

La vorrebbe attivare ora per chiudere le comunicazioni a tutti i suoni derivati da cose futili.

E che faccia passare solo le parole che servono.

Rspro. Rspro.

Il Figlio si siede sulla sedia che si trova accanto al letto, chiude gli occhi e si allunga. Ma continua a seguire il suo ritmo.

Reeeeeespiiiiiiiirooooo. Reeeeeespiiiiiiiirooooo.

E si chiede quale sia…

È questo?

Questo?

O questo?

Quale sarà il respiro che lo farà diventare un orfano?

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