The House in The Middle of the Street

La via è simile a tante altre. Lunga, asfaltata e sui due lati si affacciano case, quasi tutte singole, ad uno o due piani.

Edilizia anni 60, disegnate da geometri e costruite quasi tutte direttamente dai propietari.

Si davano una mano l’un con l’altro nel costruirle; un giorno un muro da Sandro, quello successivo il tetto da Sergio. Sino alla conclusione.

Erano l’Italia del boom, l’Italia in cui una stretta di mano valeva un contratto, ed andava rispettata. Una volta ho conosciuto il proprietario di una rivendita di materiale edile. Mi disse che in quegli anni chi si costruiva la casa andava da lui a chiedere i mattoni, la calce, la malta. E poi ogni settimana, in bici, tornavano per pagare la quota rateizzata che veniva concordata e che nessuno, proprio nessuno, non manteneva fede ai propri impegni. Senza una firma, senza un contratto, solo sulla parola, ripettando il proprio onore.

Fu dopo, con l’arrivo delle imprese edili, che lui ci rimise soldi. Non con quegli operai che uscivano dalle fabbriche di Marghera o di Mira, ed andavano a casa a costruirsela.

La via però ha una caratteristica. A metà l’asse stradale, chissà per quale motivo, si sposta di qualche metro in senso parallelo a destra rispetto a quello precedente. I due pezzi sono uniti da una piccola curva ad ‘esse’.

Di fatto però la strada è divisa in due, da quelli che la abitano all’inizio, rispetto a quelli che la abitano dopo la curva. Tanto basta per creare due comunità. A dimostrazione che certe volte è la geografia del luogo che crea la società.

A meta del secondo pezzo c’è una casa ad un piano; un corridoio di entrata alla cui fine si trova la stanza del bagno. Sempre sul corridoio si affacciano 4 porte, due per lato. A destra prima la camera da letto dei genitori, poi quella dei figli.

A destra la sala da pranzo, poi la cucina.

Ma era la posizione strategica che la rendeva particolare;  a metà del secondo pezzo di via. Ed era dove molte persone affluivano per ritrovarsi, per chiaccherare, tutto confluivano lì.

I bambini del tempo giocavano lì davanti: pallone, nascondino, pallavolo. Tutto quello che una banda di ragazzini potevano realizzare in quegli anni ’60 e ’70.

E le mamme stavano lì a guardarli ed a parlare tra loro. A metà della via.

Solo che poi i ragazzini sono cresciuti, sono andati via da quel posto, c’era il mondo da scoprire.

Ma i genitori sono rimasti lì. Ed hanno continuato a confluire a metà della via. A parlare, a chiaccherare, a bere caffè, ad aiutarsi, a vivere assieme.

Per più di 60 anni quella casa è stata vissuta, da chi l’abitava, dagli altri che la frequentavano.

Tra poco sarà chiusa. L’ultimo abitante l’ha lasciata. E tutta la strada è in lutto, perché era al centro delle  vite di molti di loro.

La vita intanto  va avanti. Sempre avanti.

Ma dimenticare quel pezzo di strada, quella casa, quelle persone…. Mai…Mai e poi MAI

 

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