MAMMUTH NELLA NEBBIA

Alvise sa di essere ad Arsego. Non riconosce la cittadina guardando dai finestrini ma il computer di bordo della sua Audi A16 gli dice che il luogo in cui si trova ora è proprio quello, Arsego. Fuori vedo solo grigio, misto di nebbia e smog.

Radio Veneto Tre – Giornale Radio.

Le notizie di lunedì 6 dicembre 2027 .

Trentaseiesimo giorno di smog nella pianura veneta.

Il ministro Zaio incontra il governatore Brugniro per il piano dell’autonomia della regione.

Il FAI chiede che i centri storici delle città venete diventino patrimonio dell’umanità.

Pronto il referendum per fare diventare Venezia frazione di Mestre.

Inaugurato a Legnago la prima zona industriale continua, che riunisce in unica entità i vari capannoni industriali dal centro della bassa veronese sino a Casaleone.

Per lo sport pronto il progetto del nuovo palazzetto dello sport e dello stadio di calcio a Fusina.

Direzione Villa del Conte, velocità 15 km/h. La nebbia si dirada un po’. Alvise vorrebbe abbassare un finestrino e sentire dell’aria fredda, ma sa che sarebbe una cosa stupida. Quella che si trova nel bagagliaio su due bombole e che coimbenta la sua auto è più sana di quella che c’è fuori. Riesce ad intravedere un po’ i contorni degli stabili che sono ai suoi lati. Lentamente scorrono Srl, Spa, Snc, Coop, Fresatura, Tornitura, Meccanica, Riduttori, senza un’interruzione. Ricchezza e bruttezza assieme.

In pianura padana nebbia e smog a livelli critici per il 36esimo giorno consecutivo. Già scattati da giorni i piani per il divieto di circolazione totale per gli autoveicoli di tipo Euro 6 ed Euro7. Le caldaie di vecchia generazione spente in tutti i condomini e multe salate ai trasgressori. La Regione Veneto pronta con il piano per il blocco totale del traffico.

L’auto si ferma di nuovo, avanzata di 365 metri appena. Alvise si accascia sul volante e con la fronte dà qualche colpetto allo sterzo, poi si raddrizza. Di fronte a lui una Range Rover ultimo modello che occupa tutta la corsia di marcia ed immagina che dentro quello spazio enorme ci possa essere Ruggero, da solo, mentre discute animatamente su Sociagram con qualcuno sul Milan.

Il ministro degli Interni Zaio incontra oggi al Ministero a Roma il governatore Brugniro per concordare la road map per l’autonomia federale del Veneto. “Sto portando a termine l’ impegno che mi sono preso dopo il referendum del 2017, per un Veneto Autonomo in un’Italia Federale” ha dichiarato il ministro. “Non voglio concedere”, ha proseguito, “una autonomia come quella dell’Emilia Romagna, ottenuta 5 anni fa, perché in quella regione i cittadini non sono stati chiamati ad una consultazione popolare”.

L’auto è ferma. Motore e luci accese. Di fianco a sé, nell’altra direzione di marcia, intravede nella nebbia un pick up enorme, nero. La guida una donna con gli occhiali, in tinta con il furgone. Capisce che deve avere il bambino seduto nei sedili posteriori perché parla allo specchietto retrovisore. Starà portando il figlio a Padova pensa; in questa zona tutte le scuole sono composte solo da figli di immigrati. Alvise la guarda mentre parla allo specchietto retrovisore mentre nel contempo si sistema le sopracciglia e si chiede se arriverà in tempo per la campanella della scuola.

I centri storici delle città del Triveneto, su proposta del FAI, patrimonio dell’umanità. Questa l’iniziativa per preservare e conservare le bellezze architettoniche delle nostre città. “Troppi gli scempi perpetrati da impresari edili interessati solo al tornaconto economico, in collusione con chi dovrebbe governare le città” le parole del segretario nazionale FAI Giuseppe De Marchi. “Vogliamo una protezione sovranazionale delle nostre opere, della nostra cultura, delle nostre bellezze, in modo da bloccare ogni scempio. Chiediamo quindi all’Unesco il riconoscimento di 23 città trivenete come patrimonio dell’umanità”.

L’altra corsia si muove, il pickup passa ed avanzano altre auto mastodontiche, ma quasi tutte con una sola persona dentro. Alvise le osserva e si rivede; si chiede che senso abbia questa grandezza.

Finita la raccolta delle firme nel comune di Venezia per far diventare Mestre il capoluogo. Il comitato Mestre al Centro dichiara di aver raggiunto il quorum per indire un referendum nel comune per far morire il comune di Venezia e far nascere il comune di Mestre. Il rappresentate del comitato Adriano Vianello ha dichiarato: “Si sa che Venezia è conosciuta il tutto il mondo, ma oramai è abitata stabilmente solo da qualche migliaio di persone, perlopiù anziani, mentre Mestre ha le dimensioni di una media città europea. Non ha più senso dichiararla frazione, semmai lo deve essere Venezia, diventata una città morta simile a Pompei. Anche Mes… “

Il flusso delle notizie si interrompe e parte lo squillo di una telefonata in arrivo. Alvise guarda il display e legge il nome di Simona.

“Pronto?”

“Ciao Simona”.

“Dove sei?”

Alvise si guarda attorno e sorride: “Arzignano? Casale? Arsego? Pegolotte di Cona?”. Quest’ultimo nome lo scandisce bene, sottolineandolo.

“Dai … non fare lo scemo… rispondi”.

“Ti sto rispondendo. Sono luoghi tutti uguali: nebbia, capannoni grigi, campagne umide, smog. Un posto vale l’altro”

“Allora cambio la domanda. Quanto distante sei da me?”.

Alvise visualizza le labbra di Simona, i suoi occhi, il suo collo.

“Sono fermo in coda” dice dispiaciuto con un tono sommesso.

“Sono sola qui in villa… e sai che da me in collina la nebbia non arriva mai. Vedresti i colori e non solo il grigio”.

Lui si accascia sul volante ed inizia a sbattere la testa come aveva fatto prima.

“Che rumore è questo? Cosa stai facendo Alvise?” chiede lei.

“Nu-Nulla.. “ si sbriga a dire velocemente mentre si ricompone. “Sono verso Villa del Conte da qualche parte”. La macchina avanza.

“Stai andando in ditta da lui?”

Alvise sa che Simona capisce tutto. E che è inutile nascondergli le cose; molto più semplice dirgli la verità. “Sì”

“Perché?.. Ti avevo chiesto di non lavorare per lui”.

Alvise sente un fuoco crescergli dentro. “Perché ho bisogno di lavorare! Di soldi!” dice alzando la voce. “Cosa credi che questo bestione che guido, l’appartamento a Bassano e le altre cose, non abbiano un costo?”

“Alvise. Non dirmi così. Ti avevo detto cosa fare”.

Il motore aumenta i giri, ingrana la seconda marcia. Finalmente.

“Accettare la tua rendita?” risponde Alvise.

“Non lo era!” urla Simona questa volta. “Era un lavoro ben retribuito, un progetto che poteva durare per diverso tempo presso un’azienda solida”.

Alvise sa che ha ragione, che il suo orgoglio maschilista gli ha fatto rifiutare un bel lavoro oltre che ben retribuito. E lo sa anche lei.

“Hai rifiutato una buona opportunità. Anche se io non lavoro più riconosco ancora le persone che valgono e da valorizzare. Ma tu hai scelto diversamente”. Sottolinea quel tu come per rimarcare la scelta stupida che ha fatto. “E guarda quel rifiuto dove ti ha portato: a lavorare per lui”.

“Paga bene anche lui”. Dice le cose ma si sente stupido. Dovrebbe pesare le parole prima di dargli voce.

Il silenzio cala nell’abitacolo. L’Audi avanza, davanti nella Range quello che dovrebbe essere Ruggero si sta agitando come se stesso litigando con qualcuno. Ma è da solo.

Come Alvise adesso.

“Scusami Simona” riesce a dire.

“Ti controllerà in questo modo Alvise”.

Solo silenzio.

“Lascialo perdere, troverai una soluzione. Vieni da me”.

Le sue gambe, i suoi fianchi, i suoi seni, la sua anima. Alvise vede tutto.

Gira a destra per una strada, accellera violentemente, il booster entra in funzione. Vede poco davanti a sé ma non se ne cura. Destra, Destra, Sinistra. Da un momento all’altro potrebbe schiantarsi. O vorrebbe.

Frena di colpo, ruote bloccate. Si ferma pochi centimetri da una ringhiera. In alto risplende una insegna luminosa che irradia la scritta “SecurityControlSrl” nel grigiume.

“Vieni da me” ripete Simona dagli speaker.

Alvise spegne il motore, depressurizza l’abitacolo, si prepara la maschera. Inizia a piangere in silenzio.

“Ciao Simona” dice prima di riagganciare.

Scende dall’auto. Guarda in alto il capannone grigio.

Nella sommità si intravedono le antenne. Alcune finestre sono illuminate.

Entra in azienda e chiede di lui alla segretaria dietro al desk.

“Il proprietario el sé drio aspettarlo di sopra da 45 minuti” le dice.

“Una coda immane”.

“Poteva partire prima. Sa che non è bello farlo ‘spettare”.

Alvise non lo dice ma pensa che la segretaria certi commenti potrebbe risparmiarseli.

“E comunque nol sé queo el modo di frenare. E’ da maleducato”.

Sale le scale, bussa ad una porta. Una voce maschile gli dice di entrare.

Lo vede seduto dietro la scrivania. Si guardano.

“Buongiorno”.

Lui non dice nulla, lo fissa.

“Ho trovato coda” cerca di giustificare Alvise.

Lui si alza, gira attorno alla scrivania e gli si pone davanti. Senza mai distogliere lo sguardo.

“Hai fatto bene a rifiutare l’invito di Simona”.

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