Dai… Ancora… Di più…

Pure il mio cellulare si era abituato.

Ogni mercoledì, iniziava alla mattina segnalandomi se la linea ferroviaria avesse più o meno problemi e se il treno che prendevo di solito fosse in orario o meno.

Avevo cominciato a pensare che anche lui mi “spingesse” verso quelle due ore di libertà.

“Dai… Vai… Il treno arriverà in orario… Te lo sto segnalando… Dai che ti piace. E poi è bello”; sembrava che mi parlasse così.

Arrivate le 16 scappavo, letteralmente, dall’ufficio. Le mie colleghe mi guardavano strano, forse pensavano che andassi a fare qualche allenamento, oppure a un incontro con un terapeuta, oppure ancora a uno galante. In realtà andavo a fare una cosa che le conteneva tutte e tre.

Mi prendevo dello spazio in me stesso, lontano dai miei soliti mille impegni, lavorativi e non, per fare altro: un corso di scrittura creativa.

Da Novembre ad Aprile, una volta alla settimana, le lezioni si svolgevano in un albergo davanti alla stazione ferroviaria. Io scendevo dal treno, uscivo dallo stabile, attraversavo le strisce pedonali e entravo.

Arrivavo quasi un’ora prima dell’inizio del corso, ma questo mi permetteva di sedermi sui comodi divani della hall, di prendermi un cappuccino, di iniziare a parlare con gli altri corsisti, che via a via arrivavano, di scrittura, letture, autori, case editrici, idee, festival, librerie.

Respiravo qualcosa di nuovo e lo condividevo; non che le altre cose che facevo non mi piacessero, anzi, ma la letteratura era una cosa che negli ultimi anni era cresciuta con potenza in me, e ho voluto seguirla.

Quindi corso di scrittura: didattica con insegnanti, esercizi a casa (a me non bastavano mai), incontri con autori, editor dei nostri racconti.

Anche confronto tra noi, su ciò che si scriveva, spesso sul come. C’erano quelli che volevano scrivere racconti, altri fantasy, altri inventavano storie sul posto. Alcuni ascoltavano e basta.

Tutto l’insieme era piacevole…. No… Più esattamente era bello. Sì, proprio bello.

Il corso ora è finito; ma io sono rimasto come un bimbo che apprende un nuovo gioco e che continua a ripetere: “Ancora!… Bello!… Ancora!… Di più!”.

Ma so che le persone che organizzano devono prendere fiato. Razionalmente lo so.

E’ che la mia parte irrazionale continua a dire: “Ancora!… Bello!… Ancora!… Di più!”.

Cercherò di farmene una ragione; ma se il mio cellulare il prossimo mercoledì inizia a mandare segnalazioni sui treni lo lancio verso il muro.

 

 

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