Miope

La mia camera da ragazzo l’ho sempre vista imponente.

Era una camera degli anni ’30, in legno. Mio padre l’aveva portata a casa pezzo per pezzo da un palazzo di Venezia, i proprietari se ne erano disfatti, almeno questo era quello che mi aveva raccontato lui.

Sta di fatto che ho vissuto pezzi interi della mia vita circondato da quei mobili imponenti. I primi anni assieme a mio fratello, poi da solo.

Colore marrone, con diverse gradazioni. Il letto, il comodino, una piccola scrivania, un comò altissimo sormontato da uno specchio incorniciato, un armadio che sembrava più una cappella mortuaria vista la sua imponenza.

Vetri, specchi pesanti. Poi i cassettoni, pesanti pure quelli.

Da piccolo mi sono fatto i muscoli aprendo e chiudendo quei cassettoni in legno, senza bisogno della palestra.

Sempre vista così. Il comò di fronte al letto, l’armadio opprimente alla mia sinistra.

Era tanta, massiccia, solida. E mi dava sicurezza, protezione.

Non era una camera moderna, tipo Aiazzone oppure Ikea, in legno compensato, truciolato, qualcosa che finiva in -ato.

Era vecchia lei, di legno, tutta quanta. Era Nobile.

Ieri sono venuti a prendersela, il nuovo proprietario della casa non la vuole. Così ho trovato qualcuno che la venisse a portare via. Ed ero molto preoccupato.

Così massiccia, pesante. Montata da mio padre. Mi chiedevo come avremmo spostato i mobili, quanti viaggi avremmo dovuto fare.

Prima lo specchio del comò, poi i cassettoni, un pezzo alla volta. Così, semplicemente.

Le ante, l’altro specchio, le sponde del letto, le testate, gli altri cassettoni.

Con ordine, tutto nel furgone.

Via anche lo scheletro del comò’, senza particolari problemi.

L’armadio opprimente, una volta denudato, si è staccato in tre pezzi. Leggeri, quasi friabili. Anche quelli in furgone.

Finito. Chiuso le portiere.

Grazie e arrivederci. Tempo di lavoro quasi un’ora.

 

La  camera non ha fatto resistenza, non si è opposta; non ha fatto fare fatica praticamente a nessuno.

Non si è rotta in nessun pezzo, non ha fatto bestemmiare per qualche motivo.

Nulla.

 

Eppure io di lei avevo rispetto, forse timore.

I miei occhi di allora vedevano una Nobiltà fatta di nulla.

 

 

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